Fake news, bufale, false informazioni, tutto quello che ci fa indignare e cliccare. Solo con una ricerca un po’ più attenta in realtà scopriamo che di vero non c’è nulla. O quasi. Ciclicamente i temi vittima di disinformazione cambiano: pandemia, guerra, ma soprattutto, negli ultimi tempi, il clima. Su quest’ultimo secondo IDMO – Italian Digital Media Observatory – si è raggiunto un picco proprio nell’estate del 2023, l’anno più caldo mai registrato secondo i dati di “Copernicus”, il Programma di osservazione della Terra dell’UE. In questo contesto di scetticismo climatico s’inserisce quello che prende di mira la mobilità sostenibile, elettrica in primis.
Il tema delle fake news è un punto fermo di questo White Paper da qualche anno: è già stato trattato nel VII Rapporto sulla Mobilità Sostenibile del 2023, nel VI del 2022 e ancora nel V del 2021. Riprendiamo il tema aggiornando l’elenco, riprendendo vecchi (purtroppo) classici e qualche new entry.
Un tragico fatto di cronaca ha riportato in auge questa credenza diffusa: il bus elettrico che a Marghera (Venezia) è precipitato da un cavalcavia causando la morte di 21 persone, il 3 ottobre 2023. A poche ore dall’incidente, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha commentato: «Qualcuno mi dice che le batterie elettriche prendono fuoco più velocemente di altre forme di alimentazione, e in un momento in cui si dice che tutto deve essere elettrico uno spunto di riflessione è il caso di farlo».
Affermazione che ha fatto il giro del web e dei giornali, ma che la Procura di Venezia ha smentito dicendo che: «Non ci sono segni di frenata, né contatti con altri mezzi. Non si è verificato alcun incendio né dal punto di vista tecnico né c’è stata una fuga di gas delle batterie a litio che ha provocato fuoco e fumo».
Tra le tante smentite arrivate dal mondo scientifico, economico ed ambientalista, è intervenuta anche Federcarrozzieri, l’associazione delle autocarrozzerie italiane, secondo cui i veicoli ad alimentazione elettrica presentano il medesimo rischio di incendio delle auto a motore termico, e la presenza di una batteria al litio non alimenta affatto la possibilità di fenomeni incendiari.
Si legge ancora che le batterie non possono essere smaltite, ed infatti possono essere recuperate, riciclate e riutilizzate ad esempio per creare stabilizzatori e unità di stoccaggio energetico per impianti fotovoltaici (Vehicle To Grid), prolungando così il loro ciclo di vita sotto altre forme. Lo dimostrano le normative dell’Unione Europea che ne impongono il riuso e gli investimenti delle case automobilistiche sul fronte dell’economia circolare (L’occupazione nel settore automotive: rischi e opportunità).
Resta nella nostra classifica anche la bufala secondo cui “L’auto elettrica inquina come quelle termiche se non di più”. Stando ai dati diffusi di recente da Sima (Società Italiana di medicina ambientale) le auto elettriche immatricolate oggi in Europa, nel loro intero ciclo di vita, emettono in media il 69% in meno di CO2 in atmosfera rispetto ad una vettura a gasolio, 75 grammi di CO2 equivalente per km nel suo intero ciclo di vita, contro i 250 g di una vettura diesel. Senza contare che l’energia necessaria per ricaricarle proviene spesso da fonti rinnovabili (eolico, solare, ecc.).
Il numero di colonnine di ricarica va sempre rapportato al numero di auto elettriche in circolazione. Oggi in Italia si contano più di 50 mila punti di ricarica pubblici o aperti al pubblico, distribuiti su quasi 27 mila infrastrutture. Il numero di auto elettriche circolanti è oggi pari a circa 220 mila vetture. Nel 2023 il numero dei punti di ricarica ad accesso pubblico è aumentato del +38% rispetto al 2022. Tra settembre e dicembre 2023, in soli tre mesi, si sono aggiunti 3.450 nuovi punti di ricarica, con un ritmo sostenuto: oltre 280 in più, in media, ogni settimana. La rete, insomma, è in crescita (Italia, il trend positivo: cresce la rete delle stazioni di ricarica).
È una delle affermazioni più diffuse tra chi vuole difendere l’attuale modello di trasporto privato basato sull’auto di proprietà alimentata a combustibili fossili. A smentirla sono i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, secondo cui il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni totali di CO2 in Europa. All’interno del settore dei trasporto, il 71,7% delle emissioni è prodotto dal trasporto stradale. A loro volta, le autovetture generano il 60,7% del totale delle emissioni. Per questo l’Unione Europea ha messo in campo una roadmap di obblighi stringenti per raggiungere la neutralità climatica nel 2050 (Gli obiettivi di decarbonizzazione per auto, camion e bus).