L’infrastruttura di ricarica? Deve essere integrata e distribuita

Il ruolo delle infrastrutture di ricarica è un fattore imprescindibile per la transizione verso la mobilità a zero emissioni. Altrettanto fondamentale è la capillarità della distribuzione territoriale delle infrastrutture, sia a livello di accessibilità (pubblica/privata) che di numero. Questo adeguamento tecnologico è necessario per stare al passo con la crescita della diffusione dell’auto elettrica. Ma ancora non basta: l’utente deve poter individuare in modo veloce e semplice la posizione delle infratsrutture per poterne ususfruire al meglio. Integrazione è la parola chiave: ricerca e utilizzo delle stazioni di ricarica pubbliche tramite poche app in grado di offrire servizi standardizzati che vanno dalla prenotazione allo sblocco della ricarica fino al pagamento (spesso online), interfacciandosi con network di ricarica diffusi a livello globale. Anche per questo è fondamentale che ogni punto di ricarica partecipi ad un servizio con una certa massa critica: offrire un servizio per auto elettriche in maniera slegata rispetto ad altri punti di ricarica ne pregiudica la fruibilità. Intanto, in Italia il numero delle infrastrutture di ricarica è in crescita. Attualmente si contano 19.324 punti di ricarica in 9.709 stazioni accessibili al pubblico. Nel corso del 2020 le installazioni sono cresciute in media del 39%, ripartite come segue: 80% su suolo pubblico e 20% su suolo privato a uso pubblico, come supermercati, centri commerciali e strutture ricettive. Il mix tra punti di ricarica è del 96% in corrente alternata e del 4% in corrente continua. Nella distribuzione geografica si nota un divario tra Nord e il resto d’Italia.