Covid Lanes: il Covid cambia il volto delle città

Se la pandemia cambia gli stili di vita e le modalità di trasporto, la città deve adeguarsi. I dati di un recente dossier di Legambiente dal titolo “Covid Lanes” riporta come nel 2020 “siano state realizzate, anche in pochi giorni, corsie riservate alle bici con costi contenuti e interventi leggeri, lungo gli assi prioritari e le tratte più frequentate”. Si tratta di “interventi minimi che possono essere sviluppati successivamente con l’aggiunta di protezioni e la definizione di passaggi esclusivi mirando a trasformarli, nei mesi successivi, in vere ciclabili”.

Legambiente le chiama ciclabili “pop up”, quelle cioè apparse velocemente dall’oggi al domani, realizzate dopo il lockdown un po’ in tutto il mondo. Anche in Italia: Milano è la città italiana con più chilometri realizzati – ben 35 – seguita da Genova con 30. Un passo avanti che va rafforzato, così come richiesto anche dai Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) che prevedono 2.626 km di nuove piste ciclabili, da sommare ai 2.341 km già esistenti in 22 città italiane.

Secondo il rapporto di Legambiente, il 2020 è stato evidentemente un anno di svolta per le ciclabili. Sono aumentate, hanno cambiato il volto delle città e hanno invogliato i cittadini a pedalare.

E-Bike: il caso Cina. Il bike-sharing come soluzione a lungo termine

Le e-bike in Cina stanno spopolando. Dall’inizio della pandemia di coronavirus, i pendolari cinesi utilizzano di più la bicicletta per spostamenti lunghi rispetto alle loro abitudini pre-crisi. Una conseguenza di ciò è stato anche l’aumento dell’uso di e-bike che rendono più facili i lunghi viaggi. Se in epoca pre-Covid la e-bike era un mezzo di trasporto relegato soprattutto alle piccole città, poco dotate di mezzi pubblici, oggi i cambiamenti dello stile di vita legati alla pandemia hanno portato questa tendenza anche nelle principali città e le piattaforme di condivisione ne hanno preso atto, dimostrandosi pronte ad aumentare la flotta, se necessario.
Ma non è solo questione di numeri e flotte, quanto di tecnologia. Le società di bike sharing cinesi utilizzano sempre più l’intelligenza artificiale e le tecnologie dei big data per identificare i luoghi con la più alta domanda. Fornire biciclette solo dove sono necessarie riduce il loro numero complessivo e implica un reale alleggerimento del traffico cittadino e occupazione di suolo pubblico. L’approccio su misura rende anche più facile per gli utenti trovare biciclette disponibili nelle ore di punta.
Nel 2019 il settore del bike-sharing cinese fu travolto da una ondata di aziende che dichiararono bancarotta. Si credette allora che il mercato avesse raggiunto la saturazione. Tuttavia, l’attuale aumento delle richieste di noleggio, soprattutto con e-bike, suggerisce che il problema risiede nei modelli di business piuttosto che nella domanda dei consumatori in quanto tale. Man mano che le aziende maturano, adottano tecnologie più avanzate e offrono un servizio migliore, è probabile che sempre più persone scelgano di utilizzare il bike sharing come soluzione a lungo termine. Se veramente queste tendenze si affermassero anche nel futuro post Covid, potrebbero davvero trasformare le città cinesi, ridurre l’inquinamento atmosferico, migliorare la salute di milioni di persone e offrire un modello per le aree urbane congestionate.

Il 2020 è stato un anno di svolta per le ciclabili: sono aumentate, hanno cambiato il volto delle città e hanno invogliato i cittadini a pedalare
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I chilometri di piste ciclabili già esistenti in 22 città italiane

 

“COVID LANES”

Rapporto Legambiente, 2020

World economic forum

Bike-sharing trend in China post lockdown

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